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La Toscana in convalescenza

L’altra settimana abbiamo parlato di economia, direttamente dal Festival di Trento, e di come si sta redistribuendo la ricchezza e il lavoro ovvero in quelle città che riescono ad attrarre capitale umano qualificato e creativo. Questo porta ricchezza non solo per l’azienda che assume il lavoratore altamente qualificato ma anche l’economia locale in quanto, come ci ha ricordato Moretti, un lavoratore di alto profilo nel settore High Tech porta con se 5 posti di lavoro in settori tradizionali.
Oggi torno a Firenze, Lunedì 6 Giugno nello splendido auditorium di Sant’Apollonia ho partecipata con attenzione alla conferenza dell’Irpet sullo stato dell’economia e del mercato del lavoro in toscana.
Bene, cercherò di darvi qualche dato e, mi permetto di aggiungere qualche considerazione finale.
Nel 2015 il Pil toscano, con il suo + 1,1% è cresciuto più di quello italiano che ha fatto segnare un + 0,8. Anche il saldo attivo tra occupati e disoccupati è aumentato di 8.000 unità (+1,5%), ma oggi per tornare ai livelli pre-crisi servirebbero altri 34.000 occupati. Le esportazioni anche quest’anno sono cresciute in modo significativo, con un + 4,8% rispetto allo scorso anno.

La fotografia è da convalescenza pura, dopo un infortunio lungo e grave (la crisi appunto) si ritorna in campo e ci accorgiamo di non essere in forma. Ma non è solo questione di forza e forma fisica, questi anni logoranti hanno modificato il gioco, tutto è cambiato o meglio le ricette che prima potevano funzionare ora non vanno più bene, quindi fermiamoci un attimo. Non illudiamoci, i 34 mila posti di lavoro (magari anche stabili) non torneranno, i giovani che oggi non lavorano difficilmente troveranno un occupazione stabile in un industria o una grande azienda, figuriamoci nella Pubblica amministrazione dove c’è un precariato stabile e ormai i posti sono finiti. Cambia il campo di gioco, la domanda che mi faccio è la seguente e la condivido con voi: non avrebbe senso cambiare anche le ricette? Ovvero individuare delle politiche di stampo locale per sperimentare qualcosa di nuovo? In altre parole, investire delle risorse pubbliche in alcune azioni mirate per creare opportunità per i nostri giovani e nuove realtà imprenditoriali con potenzialità di sviluppo, ricordando sempre il mantra, che si può sbagliare, le aziende falliscono, gli imprenditori sbagliano i giovani non sempre individuano la strada giusta ma se per paura di sbagliare si sta fermi sperando che tutto si riaggiusti con il tempo be questo è un suicidio assicurato!

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